L’orgoglio e la cura guaritrice

L’orgoglio è un sentimento che scaturisce dallo ‘stomaco pieno’, quando si ha tutto, soprattutto quando si è pieni di sé, di amor proprio, di sentimenti di egoismo e di egocentrismo. La cura è dietro l’angolo, basta solo un pò d’impegno.

C’è una debolezza, come l’orgoglio, che fa innervosire piuttosto facilmente, quando meno te l’aspetti, che ti attacca all’improvviso anche in maniera subdola. L’orgoglio e la cura guaritrice invitano all’impegno; la cura esiste, non è semplice, ma esiste.

Quando ci si sente al centro dell’Universo e la ferita narcisistica è lì lì che ti attende per segnarti; quando ti senti così sicuro di te che non pensi di avere bisogno di consigli; quando ti senti trascurato, abbandonato, non amato e non pensi di meritarti la trascuratezza.

Non c’è giustamente motivo per non innervosirti. Uno scatto d’ira è in agguato, pronto a colpire chi tenta di ferirti consapevolmente o per semplice caso.

Il più delle volte colpisce quando si è superata l’età delle esperienze, quella che ti fa pensare che hai provato tutto, e niente e nessuno può permettersi di criticarti od offenderti con la sua bocca della verità.

In fondo, hai una pagliuzza dentro il tuo occhio, a confronto della trave che è infilzata nell’occhio di chi hai davanti. La tua è pur sempre una piccola pagliuzza, che nessuno vede, accecato com’è dalla trave nel proprio occhio.

L’orgoglio narcisista

Il narcisista è pieno di sé stesso, non solo per ciò che concerne la bellezza fisica, ma anche e soprattutto la ‘pienezza’ interiore, nel senso che risulta arrogante, presuntuoso, che basta a sé stesso e non accetta consigli dagli altri.

Basta poco per scattare di nervi per tipi come questi. Lo specchio del ‘sicuri di sé’ è talmente riflettente che acceca gli altri ma soprattutto sé stessi.

narcisista
Foto di Hamza Madrid su Unsplash

E’ facile colpire persone come queste; i bersagli sono ben visibili ed alimentano l’invidia di chiunque, anche dei più disinteressati e umili.

L’orgoglioso narcisista scatta subito di nervi e risponde in maniera diretta, presuntuosa e senza guardare in faccia nessuno.

L’orgoglio del ‘so fare tutto io’

Non accetta consigli, suggerimenti, neanche da amici o persone fidate perché l’orgoglio che scaturisce dal ‘basto a me stesso’ e/o ‘so fare tutto io’ ha una reazione spropositata di rabbia al minimo cenno di tentata condivisione di pensiero.

Questa attitudine lo porta a isolarsi, creando barriere invisibili che allontanano anche le persone più care, le quali potrebbero offrire aiuto ed esperienze utili.

Quando qualcuno prova a condividere una prospettiva alternativa, lui non solo ignora il consiglio, ma sembra anche vivere un conflitto interiore profondo, in cui la paura di perdere il controllo e di apparire debole prevale su ogni altro istinto razionale e la reazione è per lo più di nervosismo.

L’orgoglio e la sua cura guaritrice toccano anche le proprie ferite

L’orgoglio che fa innervosire nasce anche dalle proprie ferite; si scatta in avanti toccati nel punto debole che ha segnato la propria vita: una presa in giro, una brutta figura ma anche una forte delusione relazionale, amorosa.

L'orgoglioe la cura guaritrice: le ferite
Foto di Mahdi Bafande su Unsplash

Se non hai preso già consapevolezza di queste ferite, l’orgoglio viene fuori imperioso, con l’accusa che chi hai davanti non può permettersi assolutamente di dirti anche solo una briciola di verità, perché è presuntuoso e ti ha già capito prima ancora che parli.

L’orgoglio e le origini della cura guaritrice

Quando il nervosismo ti assale perché colpito nell’orgoglio sprigionato da queste debolezze, il rimedio che cura è lo svuotarti da ogni presunzione, liberandoti di te stesso.

L’orgoglio e la sua cura guaritrice così efficace può derivare solo dalla capacità di fare digiuno, a partire da quello corporale, che umilia soprattutto il corpo ma che porta al digiuno sia mentale che spirituale.

La pratica del digiuno programmato ha infatti radici profonde nelle grandi civiltà antiche, dove era seguito tanto per motivi spirituali e culturali quanto per scopi terapeutici o iniziatici.

Nella tradizione biblica ed ebraica, l’Antico Testamento menziona il digiuno più di 70 volte come strumento di penitenza o preghiera.

Mosè rimase sul Sinai quaranta giorni e quaranta notti senza cibo né acqua, ricevendo le Tavole dell’Alleanza; Daniele, nel capitolo IX, si prepara all’incontro col Signore con digiuno, sacco e cenere per ottenere perdono e protezione.

Nelle prime comunità cristiane e Chiese orientali già nei primi secoli, il digiuno era strettamente legato alla liturgia e alla comunione.

Nelle Chiese ortodosse e orientali cattoliche la Quaresima inizia con due settimane di preparazione progressiva: nella prima (digiuno dalla carne) si elimina la carne, nella seconda (digiuno dai latticini) anche latte e derivati, fino al grande digiuno vero e proprio di lentezza monastica.

I monaci consumavano un solo pasto pomeridiano, mentre i laici più che digiunare praticavano un’astinenza “leggera” fino all’ora della Comunione, quando spezzavano il digiuno con pane e vino eucaristico.

Effetti neurobiologici del digiuno sull’organismo

Il digiuno prolungato innesca una serie di adattamenti neurobiologici sorprendenti, molti dei quali sono stati oggetto di studi recenti. Alcuni degli effetti più rilevanti sono:

  • Autofagia e rigenerazione cellulare – Dopo circa 18-24 ore di digiuno, il corpo attiva l’autofagia, un processo in cui le cellule degradano e riciclano componenti danneggiati. Questo meccanismo è stato associato a una maggiore longevità e a una riduzione del rischio di malattie neurodegenerative.
  • Produzione di nuovi neuroni – Dopo 24 ore, si osserva un aumento della neurogenesi, ovvero la formazione di nuove cellule cerebrali, in particolare nell’ippocampo, l’area legata alla memoria e all’apprendimento.
  • Cambiamenti nei neurotrasmettitori – Il digiuno riduce i livelli di insulina e aumenta quelli di adrenalina e noradrenalina, migliorando la vigilanza e la concentrazione. Inoltre, la chetosi (attivata dopo circa 15 ore) fornisce energia stabile al cervello sotto forma di corpi chetonici, riducendo gli sbalzi glicemici.
  • Effetti antinfiammatori e cardiovascolari – Dopo 36-48 ore, si riducono i marcatori infiammatori e si osservano miglioramenti nella funzione cardiocircolatoria. Alcuni studi suggeriscono anche una riduzione del rischio di malattie autoimmuni e cardiovascolari3.
  • Risposta molecolare sistemica – Uno studio ha monitorato 3.000 proteine plasmatiche durante un digiuno di 7 giorni, rilevando variazioni significative dopo il terzo giorno. Alcune proteine legate a malattie come l’artrite reumatoide e la coronaropatia sono diminuite, mentre altre, come il fattore XI (coinvolto nella coagulazione), sono aumentate, suggerendo che il digiuno non è privo di rischi.
L'orgoglio e la cura guaritrice: Effetti neurobiologici del digiuno
Foto di Evgeny Ozerov su Unsplash

Quando digiunare

L’orgoglio e la cura guaritrice, invitano alla pratica del digiuno che è tanto più efficace quanto questa è accompagnata dalla preghiera e dall’offerta a Dio come voto per qualcuno.

La pratica cristiana invita a digiunare dalla carne al mercoledì e al venerdì col trascorrere delle settimane; io in particolare invito a fare digiuno di qualcosa che alimenta un vizio offrendolo per una intenzione particolare, ma anche universale.

Offrire un piccolo sacrificio periodico per il bene di qualcuno, o per una intenzione di preghiera che ci viene chiesta, o per un beneficio più universale, per una famiglia, o una comunità o perché no per la nazione o il mondo, è cosa gradita agli occhi di Dio.

Il beneficio corporale, mentale e spirituale personale è immediato, tanto più se l’intenzione vale la sconfitta di un mal-essere e genera ben-essere.

D’altronde lo scopo di un vero cristiano non è soltanto non fare il male quanto quello soprattutto di fare il bene.

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